RINNOVABILI: E' GUERRA? - SI ALLE RINNOVABILI!

REVOCATO L'EMANDAMENTO CONTRO LE RINNOVABILI



La guerra alle rinnovabili è scongiurata?

L’emendamento governativo alla Finanziaria 2010 che includeva gravi ostacoli economici allo sviluppo delle fonti rinnovabili in Italia è stato abolito, come era stato sollecitato dalle associazioni di categoria e ambientaliste firmatarie di un documento annesso sottoscritto, alcuni giorni fà.
L’emendamento governativo trattato, presumeva sia una potente riduzione dei coefficienti di incentivazione alle fonti rinnovabili non programmabili, sia una radicale riduzione del valore del prezzo di riferimento del certificato verde, non sostenibile per un’ equa remunerazione degli impianti.

Viene, poi dato a Terna l’indiscusso potere di fissare la massima quantità di produzione di energia elettrica da fonte alternativa non programmabile, che può essere legata ed erogata regione per regione. Se la mozione di variazione della Legge Finanziaria 2010 fosse stata accettata, il settore delle rinnovabili avrebbe subito un grave colpo, in quanto l’Italia avrebbe sostenuto altissime penalità finanziarie per il fallito raggiungimento degli obbiettivi vincolanti al 2020 ( 17% dei consumi finali di energia creati da fonti rinnovabili ) conclusi in sede europea nell’insieme Energia-Clima.

Forti critiche sono giunte da Assoelettrica che insinua l’emendamento di porre vincoli non giustificati ad un settore che, come assicura il suo vicepresidente Massimo Orlandi, “ necessita di notevoli investimenti e grandi capacità di previsione; obblighi che avrebbero conseguito al mancato rispetto degli obbiettivi e perciò a sanzioni economiche di pregevole peso.”

Il Milano Finanza, quotidiano, riporta la notizia che il Ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli, che nei mesi passati si era fortemente dato impegno sugli argomenti energetici ( a partire dalla riforma della Borsa Elettrica), ha smentito di essere l’autore dell’emendamento giunto sul tavolo degli operatori di settore. In disaccordo al provvedimento anche il sottosegretario con delega all’energia del Ministero per lo Sviluppo Economico, Stefano Saglia, che aveva confermato nei giorni scorsi che, alla luce degli impegni internazionali dell’ Italia sarebbe stato uno sbaglio tagliare le fonti rinnovabili.

Saglia ha poi, riscontrato che il suo ministero, d’accordo con quello dell’Ambiente, ha allo studio un decreto scelto per ridurre gli incentivi alle rinnovabili, gradualmente e compatibilmente con il loro sviluppo.

Neanche il Ministero del Tesoro ha preso posizione sull’iniziativa legislativa, oggi decaduta.
Ma allora ci sarebbe da chiarire chi abbia stilato questi emendamenti.
Un forte contributo l’ha dato Confindustria, con il suo vicepresidente Gian Marco Moratti, anche a capo della società Sars. La sua critica è riferita particolarmente sull’azzeramento dei contributi Cip6 per le fonti assimilate, la parte che meno interessa al mondo delle rinnovabili, ma che invece poteva essere un’opportunità per cancellare l’imbarazzo di un incentivo a favore delle rinnovabili, che per oltre il 60% è andato a produzioni energetiche sporche e derivate da fonti fossili.

Ricollegandosi al Cip6, Moratti ha illustrato che “ rimane complicato capire per quale motivo non s’intendono seguire le linee guida previste dalla legge 99/09, agendo con un nuovo provvedimento con un intervallo di soli due mesi”.

Il 25 novembre la Camera ha accettato una mozione sui cambiamenti climatici e sulle necessarie politiche da attuare, che è in antitesi con gli emendamenti governativi che sono stati ritirati e, se auspichiamo, anche con la inquietante mozione negazionista del Senato di marzo presentata dalla maggioranza.

Nella proposta del 25 novembre si chiede invece un elevato impegno e una posizione di primo piano del nostro paese al vertice di Copenhagen e una forte spinta per gli incentivi alle rinnovabili e all’efficienza energetica.

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