OBIETTIVI EUROPEI AL 2020

Il solare termico può avere una parte di spicco per giungere agli obbiettivi europei al 2020. Tra le fonti pulite più idonee a procurare calore a basse e medie temperature per il riscaldamento ed il raffrescamento degli edifici, ed anche per alcuni processi industriali.
Uno studio dell’European Solar Termal Indusrty Federation calcola che potrà pesare fino al 6,3% sul totale dei consumi di energia primaria.
Il solare termico dovrà essere risolutivo nel raggiungere la meta europea per il 2020 sulle rinnovabili: potrà coadiuvare all’obbiettivo sugli usi finali arrivando a ridare il 6,3% del totale dell’ energia rinnovabile. Questo è detto da un’attuale studio pubblicato dalla European Solar Termal Industry Federation ( Estif), “ The potential of Solar Thermal in Europe” ( vedi allegato), che da un’analisi dei dati di cinque paesi europei deduce alcune scene per poter valutare il contributo massimo di questa tecnologia a livello europeo nei prossimi anni.
Lo scopo europeo sulle rinnovabili, come si sa, presume che per il 2020 nell’ Unione si arrivi a contentare con le fonti pulite il 20% del consumo finale di energie, compresa, l’elettricità, l’energia per i trasporti e quella per il calore e per il raffrescamento.
Sono solo tre le fonti rinnovabili che contribuiscono a fornire calore: le biomasse, la geotermia e il solare termico.
Le biomasse possono cooperare nella produzione di elettricità e di carburante oltre che a procurare calore alle medie e alte temperature, la geotermia profonda – spiega lo studi Estif- può essere collocata “ solo in un numero limitato di zone “, mentre quella superficiale viene valutata da questo lavoro una tecnologia per l’efficienza energetica, invece di una fonte vera e propria.
Per la richiesta di calore a basse temperature, la fonte rinnovabile con più possibilità è il solare termico.
Sono svariati i settori nei quali il solare termico può contribuire: riscaldamento e raffrescamento in ambito residenziale e terziario, produzione di acqua calda, e calore anche a basse temperature ( fino a 250 gradi) per i processi industriali.
Lo studio Estif cerca di quantificare il contributo in 3 possibilità, quella business as usual, e altri due con diversi livelli d’incentivazione e di finanziamenti alla ricerca: il cosidetto “ Advance Market Deployment “, centrale e il più ambizioso “ Full R&D and Policy ”.
Facendo un’ipotesi che nell’Europa del 2020 l’efficienza energetica moderi del 9% la domanda di energia, secondo l’immagine più temeraria, il solare termico potrebbe dare il 6,3% al raggiungimento dell’obbiettivo europeo, mentre in quello medio il contributo sarà del 2,9%.
Se il solare termico crescesse fino al 2020, come prevede “ Full R&D and Polcy ”, con un tasso medio del 26% ( contro il 15% dello scenario intermedio e il 7% del business as usual), da qui al 2020 il 12% della nuova forza rinnovabile installata verrebbe da questa fonte.
Per fare ciò servirebbero investimenti per 214 miliardi di euro, e – teniamo conto solo del fabbisogno del mercato europeo – il settore procurerà lavoro a circa 470 mila occupati.
Proseguendo per questa strada fino al 2050, con installazioni di circa 8 metri quadrati di pannelli ad abitante, quasi la metà del calore a bassa temperatura del vecchio continente ( il 47%) verrebbe dal sole.
Per poter schierare la forza di questa tecnologia – dice il documento Estif - sarà necessario puntare su tutti i campi di applicazione: riscaldamento e raffrescamento degli edifici e calore a basse e media temperatura per i processi industriali.
Rimanere attaccati solo agli impianti solari per la produzione di acqua calda non permetterà un contributo considerevole del solare termico. Infatti entro il 2030 si potrà raggiungere il pieno della capacità per queste applicazioni e il mercato si potrà limitare alla sostituzione dei vecchi impianti.
Perciò maggior impegno d’investimento nella ricerca e nelle nuove applicazioni che non possono più accontentarsi di una rendita di posizione sul mercato dell’acqua calda sanitaria che azzarda di avere una vita breve.
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